mercoledì 21 novembre 2012

Il treno

Non ho  ispirazione. Certi giorni le parole vengono da sole senza che nessuno le abbia invitate, cadono come scrosci di pioggia e scivolano da tutte le parti, certe mi sbattono sulla testa, certe le perdo e poi le ritrovo ammassate in un angolo che aspettavano di essere ripescate e messe sulla pagina ad asciugare. Ma oggi no. Mi ero detto stasera scrivo, non avevo fatto bene i  conti. Ogni volta che  pianifico di fare  una cosa sembra che un diavoletto si prenda gioco di me e rompa la catena degli eventi  sbattendomi fuori dai miei progetti ad aspettare il prossimo treno. Quanto mi secca aspettare la prossima occasione. C'è sempre un' occasione da aspettare e ogni volta che pensi al fatto che la stai aspettando stai pur certo che non è in quel momento che arriverà. Ogni occasione è in ritardo o in anticipo rispetto ai tuoi pensieri. Non arriverete mai alla stessa fermata e alla stessa ora. Pensa di meno, aspetta di meno, senti di più. Forse chi fiuta l' occasione  giusta vuol dire che la stava aspettando ma non ci pensava più di tanto, sapeva che a partire da una certa distanza l' avrebbe sentita arrivare. Bastava porgere l' orecchio di tanto in tanto. E alla stessa fermata c' era chi si dannava a guardare l' orologio, a fare dei calcoli di coincidenze, a tirar fuori le più strane supposizioni creando dei binari paralleli sui quali imbarcare vite parallele, istanti stupidi e illusori destinati a morire e a dissolversi sotto il fischio incessante del treno, quello vero,  che cancella  tutto e ti porta via.

martedì 13 novembre 2012

Notte

Vorrei arrivare alla fine della notte e capire cosa mi tiene sveglio così a lungo con la voglia di mordere le parole, di fare a pugni con le frasi e di mescolare la vodka con i pensieri. La finestra si affaccia su questo castello dove ancora delle luci fanno leva sul mio sguardo e illuminano una stanza che non posso penetrare, è dura cercar di inventare un mobile, un tavolo, un essere che la possa abitare, non è ora. La cima delle montagne è lo spazio che mi separa dal resto delle cose, anche dal resto di quel che di me sta molto oltre. Sotto un Mondo è assopito, non lo senti, anche quello lo devi immaginare, è fatto di persone che sanno perché è buio. Io lo ignoro. Non ho mai capito se la notte è un concetto che a molti non quadra, o se sono l' unico al quale spesso sfugge il suo senso. Coscienza di un uomo, è quella che fa la differenza; ognuno si fabbrica le sue tenebre e le colora con le sue tinte, ci mette dentro quello che vuole. Qualcuno svuota la sua notte, altri  la riempiono così tanto che alla fine la senti urlare tanto è piena. Ci puoi fare l' amore, ci puoi parlare con la  notte, ci puoi stare dentro per un pò, a non fare  nulla. Puoi aspettare che il tempo passa e intanto vederti dall' altro lato del letto con gli occhi chiusi , pensare a  un altro al tuo posto  che se ne frega, che già sta sognando. Ho pensato fosse facile arrivare alla fine della notte e  averla in pugno, poter far finta che sia solo la cornice di un quadro che ha così poco valore quanto più il quadro in sè ne possiede, coglierla di sorpresa.   Ma  la notte non perde, non la puoi cambiare, è un contenitore profondo  dove ogni cosa la puoi mettere o buttare dove trovi più spazio ma alla fine non ti da nulla indietro se cerchi di scuoterla, di rigirarla o di metterci dentro la mano. Non ti resta altro che girarti dall' altro lato, rivedere te stesso, chiudere gli occhi e sognare quello che sta oltre le montagne.