Io è un altro
martedì 8 aprile 2014
mercoledì 8 maggio 2013
Riflessione dell' 8 maggio
Anche quando sembrava di morire era solo per un' abitudine abbandonata; e quando si torna a vivere è perché ne hai trovate di nuove nonostante pareva impossibile. Ci si abitua armoniosamente pure soltanto a cambiarsi ogni giorno d' abito, a prendere l' autobus, a ridere per stupide battute, a camminare verso casa, ad ascoltare i soliti discorsi, a farsi una birra, a studiare l' inglese, a scrivere versi; tanto che importa. Ci si abitua a tutto: è un bene o un male? Un presente mediocre vale più d' un futuro incerto o d' un passato di nostalgia ? Allora che fine fa la cura dell' ideologia e il pensiero esistenziale?
lunedì 29 aprile 2013
Commentando pezzi da 90 : The Eagles-New Kid in Town
La fama passa, l' amore svanisce: è il duro gioco del rock e della vita. Questo è il messaggio che Don Henley, il quale assieme a Glenn Frey e J.D. Souther scrive il testo di questo primo singolo dell' osannato "Hotel California" del 1976, vuole far passare come chiaroveggente e autocritica constatazione che un giorno anche lo strapotere della loro pop band sarà destinato al declino: ci saranno nuovi attori sulla scena musicale (" There's talk on the street, it sounds so familar"), nuove canzoni ( "You look in her eyes, the music begins to play") e ci saranno amori mancati, amori finiti e promiscuità ( "Hopeless romantics here we go again ... "). Ci sarà un Grammy Award nel 1977 alla band americana come Migliore Arrangiamento Vocale, e la consapevolezza che la caducità del successo più essere meno dolorosa di quanto ci si aspettava.
mercoledì 21 novembre 2012
Il treno
Non ho ispirazione. Certi giorni le parole vengono da sole senza che nessuno le abbia invitate, cadono come scrosci di pioggia e scivolano da tutte le parti, certe mi sbattono sulla testa, certe le perdo e poi le ritrovo ammassate in un angolo che aspettavano di essere ripescate e messe sulla pagina ad asciugare. Ma oggi no. Mi ero detto stasera scrivo, non avevo fatto bene i conti. Ogni volta che pianifico di fare una cosa sembra che un diavoletto si prenda gioco di me e rompa la catena degli eventi sbattendomi fuori dai miei progetti ad aspettare il prossimo treno. Quanto mi secca aspettare la prossima occasione. C'è sempre un' occasione da aspettare e ogni volta che pensi al fatto che la stai aspettando stai pur certo che non è in quel momento che arriverà. Ogni occasione è in ritardo o in anticipo rispetto ai tuoi pensieri. Non arriverete mai alla stessa fermata e alla stessa ora. Pensa di meno, aspetta di meno, senti di più. Forse chi fiuta l' occasione giusta vuol dire che la stava aspettando ma non ci pensava più di tanto, sapeva che a partire da una certa distanza l' avrebbe sentita arrivare. Bastava porgere l' orecchio di tanto in tanto. E alla stessa fermata c' era chi si dannava a guardare l' orologio, a fare dei calcoli di coincidenze, a tirar fuori le più strane supposizioni creando dei binari paralleli sui quali imbarcare vite parallele, istanti stupidi e illusori destinati a morire e a dissolversi sotto il fischio incessante del treno, quello vero, che cancella tutto e ti porta via.
martedì 13 novembre 2012
Notte
Vorrei arrivare alla fine della notte e capire cosa mi tiene sveglio così a lungo con la voglia di mordere le parole, di fare a pugni con le frasi e di mescolare la vodka con i pensieri. La finestra si affaccia su questo castello dove ancora delle luci fanno leva sul mio sguardo e illuminano una stanza che non posso penetrare, è dura cercar di inventare un mobile, un tavolo, un essere che la possa abitare, non è ora. La cima delle montagne è lo spazio che mi separa dal resto delle cose, anche dal resto di quel che di me sta molto oltre. Sotto un Mondo è assopito, non lo senti, anche quello lo devi immaginare, è fatto di persone che sanno perché è buio. Io lo ignoro. Non ho mai capito se la notte è un concetto che a molti non quadra, o se sono l' unico al quale spesso sfugge il suo senso. Coscienza di un uomo, è quella che fa la differenza; ognuno si fabbrica le sue tenebre e le colora con le sue tinte, ci mette dentro quello che vuole. Qualcuno svuota la sua notte, altri la riempiono così tanto che alla fine la senti urlare tanto è piena. Ci puoi fare l' amore, ci puoi parlare con la notte, ci puoi stare dentro per un pò, a non fare nulla. Puoi aspettare che il tempo passa e intanto vederti dall' altro lato del letto con gli occhi chiusi , pensare a un altro al tuo posto che se ne frega, che già sta sognando. Ho pensato fosse facile arrivare alla fine della notte e averla in pugno, poter far finta che sia solo la cornice di un quadro che ha così poco valore quanto più il quadro in sè ne possiede, coglierla di sorpresa. Ma la notte non perde, non la puoi cambiare, è un contenitore profondo dove ogni cosa la puoi mettere o buttare dove trovi più spazio ma alla fine non ti da nulla indietro se cerchi di scuoterla, di rigirarla o di metterci dentro la mano. Non ti resta altro che girarti dall' altro lato, rivedere te stesso, chiudere gli occhi e sognare quello che sta oltre le montagne.
venerdì 26 ottobre 2012
Lo studente Erasmus...
Sono passati cinquantacinque giorni da quando sono sceso dall' autobus che mi ha portato qui. Solo dopo ben cinquantacinque giorni decido di pubblicare il primo articolo privo di quei toni faceti, onirici o satirici fin' ora deliberatamente maltrattati dalla mia idea altrettanto malsana di scrittura creativa secondo la quale se una qualsiasi cosa la si fa passare come espressione di una mente artistica allora è lecita. Potrebbe essere la stessa idea collettiva secondo la quale alla stessa base dell' espressione di una creazione letteraria risiede sempre una necessaria dose di intenzionalità di forme e significati.Ora io non credo di essere né una mente artistica né un critico letterario degno di alcuna stima o fama ma credo di essere quantomeno incallito sostenitore del parere che esprimo. E sono altrettanto convinto di essermi imbarcaminato in una considerazione così astrusa per dimostrare una semplice e unica cosa: lo studente Erasmus ha un cervello.
Ebbene sì, ho deciso di mettere questa prima parte introduttiva dell' articolo al servizio di una causa che sembra scontata ma ritengo sia molto importante, specie per chi come me la vive o l' ha vissuta da vicino: la mia teoria è che lo studente Erasmus ha un cervello.
Bisogna però che spieghi una cosa: il voler asserire che lo studente Erasmus sia dotato di un organo pensante non è dovuto al fatto che ne venga contestata la regolare presenza in ogni fase della sua esistenza, ma è dovuta al fatto che ne viene contestato l' utilizzo a pieno regime proprio durante il periodo di permanenza all' Estero.
Lo studente Erasmus è un cliché che forse come poche altre espressioni culturali o sociali mette d' accordo tutti i Paesi europei: lo studente Erasmus è una creatura uscita fuori da un quadro di Picasso che parte all' Estero per vivere come un Baudelaire senza stile (notturno e maledetto), per avere un rapporto con l' altro sesso degno del peggior Casanova o della migliore Lolita, per scambiare opinioni con gli altri europei solo in ciò che concerne la migliore formazione del Real Madrid negli anni 90', l' ideale di donna più appetibile tra nordica e mediterranea, l' ideale di ragazzo più interessante tra stronzo e romantico, le usanze relative al saluto e al congedo nei vari Paesi, e ancora per spendere i soldi dei genitori in poco cibo e tanto alcool, in tanti caffè e pochi libri, per abbracciare gli altri solo dopo averci bevuto tutto la notte, per andare ai corsi ed essere ignorato e voler essere ignorato a causa del suo essere stanco e straniero.
Non mi risulta difficile credere che questo cliché sia anche alla base dei recenti rumors (per usare un termine europeo) riguardanti la proposta in seno ai vertici UE di voler decretare la fine o oserei dire soprattutto la "censura" di questo progetto ormai esportato in tutto il Mondo e che ieri ha compiuto venticinque anni.
Erasmus sinonimo di bella vita, sinonimo di vacanza, di sospensione della ingabbiante routine alla francese, all' italiana, alla tedesca, alla spagnola. Erasmus come vanto per chi torna nel suo Paese, nella sua città, nel suo borgo tra le sue quattro mura e i suoi quattro cani e gatti e dice "Io c' ero e voi non potete capire", e snobba tutto quello che puzza ormai come di locale, di nostrano e compassato.
L' Erasmus non è questo, o perlomeno non è solo questo: gli studenti Erasmus hanno anche un cervello. Bisognerebbe ricordarlo all' amico di famiglia che mette strane idee in testa ai genitori di uno studente che è partito e del quale si pensa sia solo un vagabondo spendaccione senza ideali e voglia di fare, al professore che a lezione ti dice di scrivere "Erasmus" sul foglio delle presenze e quello rimane l' unico momento in cui ti ha rivolto la parola, alla segreteria dove ti parlano per gesti credendoti marziano, al politico dell' UE che ti immagina ubriaco abbracciato a una nordica o a una mediterranea nel mezzo di una discoteca alle 5 di mattina.
Lo studente Erasmus è anche quello che parte con le lacrime agli occhi ma con la sete di conoscenza, con la voglia di allargare gli orizzonti della sua mente non per restringere quelli della sua cultura di origine ma per arricchirla di nuove esperienze socio-culturali, per farsi portatore di un' idea di convivialità e rispetto materiale e morale delle altre culture stesse ma anche della sua cultura di origine, per migliorare quella lingua che canticchiava nella mente o con la quale giocava da bambino; per impararne altre.
Lo studente Erasmus è anche quello a cui interessa sapere perché tra Armenia e Turchia sono in contrasto, perché le minoranze vengono strappate dai libri di Storia, perché in Portogallo la religione è un aspetto fondamentale per ogni individuo, perché la Grecia ha la migliore tradizione di studi psicologici in Europa, perché la stessa Grecia è stata violentata, perché l' Europa ha tante civiltà e molte di esse si accorgono di essere altrettanto simili quando perlomeno dei loro "esponenti" si confrontano condividendo per alcuni mesi gli stessi spazi. Lo studente Erasmus è un esponente di una bandiera e il suo compito è farsi ambasciatore dei valori della sua famiglia, del suo vicino di casa, del suo paesino, della sua città e metterli in comunione con il diverso, con gli ambasciatori di altri Paesi che sono lì per la stessa ragione, oltre che per le loro evidenti ragioni personali legati ai loro studi, alle loro passioni di vita.
Lo studente Erasmus ha un cervello, e questo fa si ché ogni genitore dovrebbe essere fiero di aver permesso al proprio figlio di partire per tre mesi, sei mesi, un anno, nonostante le litigate al telefono, le incertezze iniziali, le spese eccessive o a volte superflue, e anche le notti maledette, perché no...
Lo studente Erasmus è anche chi, come me, trova il tempo di scrivere sul suo Blog, ma è anche chi non scrive su un Blog ma scrive sulla pelle degli altri un pezzo della sua storia, un capitolo agrodolce della storia del suo Paese, e lo scrive con l' inchiostro forte, in modo che non si cancelli.
Ebbene sì, ho deciso di mettere questa prima parte introduttiva dell' articolo al servizio di una causa che sembra scontata ma ritengo sia molto importante, specie per chi come me la vive o l' ha vissuta da vicino: la mia teoria è che lo studente Erasmus ha un cervello.
Bisogna però che spieghi una cosa: il voler asserire che lo studente Erasmus sia dotato di un organo pensante non è dovuto al fatto che ne venga contestata la regolare presenza in ogni fase della sua esistenza, ma è dovuta al fatto che ne viene contestato l' utilizzo a pieno regime proprio durante il periodo di permanenza all' Estero.
Lo studente Erasmus è un cliché che forse come poche altre espressioni culturali o sociali mette d' accordo tutti i Paesi europei: lo studente Erasmus è una creatura uscita fuori da un quadro di Picasso che parte all' Estero per vivere come un Baudelaire senza stile (notturno e maledetto), per avere un rapporto con l' altro sesso degno del peggior Casanova o della migliore Lolita, per scambiare opinioni con gli altri europei solo in ciò che concerne la migliore formazione del Real Madrid negli anni 90', l' ideale di donna più appetibile tra nordica e mediterranea, l' ideale di ragazzo più interessante tra stronzo e romantico, le usanze relative al saluto e al congedo nei vari Paesi, e ancora per spendere i soldi dei genitori in poco cibo e tanto alcool, in tanti caffè e pochi libri, per abbracciare gli altri solo dopo averci bevuto tutto la notte, per andare ai corsi ed essere ignorato e voler essere ignorato a causa del suo essere stanco e straniero.
Non mi risulta difficile credere che questo cliché sia anche alla base dei recenti rumors (per usare un termine europeo) riguardanti la proposta in seno ai vertici UE di voler decretare la fine o oserei dire soprattutto la "censura" di questo progetto ormai esportato in tutto il Mondo e che ieri ha compiuto venticinque anni.
Erasmus sinonimo di bella vita, sinonimo di vacanza, di sospensione della ingabbiante routine alla francese, all' italiana, alla tedesca, alla spagnola. Erasmus come vanto per chi torna nel suo Paese, nella sua città, nel suo borgo tra le sue quattro mura e i suoi quattro cani e gatti e dice "Io c' ero e voi non potete capire", e snobba tutto quello che puzza ormai come di locale, di nostrano e compassato.
L' Erasmus non è questo, o perlomeno non è solo questo: gli studenti Erasmus hanno anche un cervello. Bisognerebbe ricordarlo all' amico di famiglia che mette strane idee in testa ai genitori di uno studente che è partito e del quale si pensa sia solo un vagabondo spendaccione senza ideali e voglia di fare, al professore che a lezione ti dice di scrivere "Erasmus" sul foglio delle presenze e quello rimane l' unico momento in cui ti ha rivolto la parola, alla segreteria dove ti parlano per gesti credendoti marziano, al politico dell' UE che ti immagina ubriaco abbracciato a una nordica o a una mediterranea nel mezzo di una discoteca alle 5 di mattina.
Lo studente Erasmus è anche quello che parte con le lacrime agli occhi ma con la sete di conoscenza, con la voglia di allargare gli orizzonti della sua mente non per restringere quelli della sua cultura di origine ma per arricchirla di nuove esperienze socio-culturali, per farsi portatore di un' idea di convivialità e rispetto materiale e morale delle altre culture stesse ma anche della sua cultura di origine, per migliorare quella lingua che canticchiava nella mente o con la quale giocava da bambino; per impararne altre.
Lo studente Erasmus è anche quello a cui interessa sapere perché tra Armenia e Turchia sono in contrasto, perché le minoranze vengono strappate dai libri di Storia, perché in Portogallo la religione è un aspetto fondamentale per ogni individuo, perché la Grecia ha la migliore tradizione di studi psicologici in Europa, perché la stessa Grecia è stata violentata, perché l' Europa ha tante civiltà e molte di esse si accorgono di essere altrettanto simili quando perlomeno dei loro "esponenti" si confrontano condividendo per alcuni mesi gli stessi spazi. Lo studente Erasmus è un esponente di una bandiera e il suo compito è farsi ambasciatore dei valori della sua famiglia, del suo vicino di casa, del suo paesino, della sua città e metterli in comunione con il diverso, con gli ambasciatori di altri Paesi che sono lì per la stessa ragione, oltre che per le loro evidenti ragioni personali legati ai loro studi, alle loro passioni di vita.
Lo studente Erasmus ha un cervello, e questo fa si ché ogni genitore dovrebbe essere fiero di aver permesso al proprio figlio di partire per tre mesi, sei mesi, un anno, nonostante le litigate al telefono, le incertezze iniziali, le spese eccessive o a volte superflue, e anche le notti maledette, perché no...
Lo studente Erasmus è anche chi, come me, trova il tempo di scrivere sul suo Blog, ma è anche chi non scrive su un Blog ma scrive sulla pelle degli altri un pezzo della sua storia, un capitolo agrodolce della storia del suo Paese, e lo scrive con l' inchiostro forte, in modo che non si cancelli.
lunedì 22 ottobre 2012
Esercizi di poco stile
Saggiare a scrivere in francesismi riesce a grande pena,
mi sono detto che questo poteva andare
ma non ho preso in conto lo sforzo del caso
Stonato da questa similitudine linguistica
dove l' italiano diviene una lingua troppo sostenuta
e al medesimo tempo pare parlato da una ebete;
Saggiare a scrivere in francesismi riesce poco
credo sia un tentativo giammai concepito fino a questo momento,
un esercizio che Monsignor Q. avrebbe chiamato "di poco stile"
una battaglia entro me e la noia.
Saggiare a scrivere in francesismi imbestialisce,
si termina col ripetere sempre lo stesso travaglio codardo
e tutto può essere che va a mal finire.
Saggiare a scrivere in francesismi è galera,
si comincia a non avere più d' inspirazione,
e si fanno di ossimori come quello che vengo di fare.
Saggiare a scrivere per francesismi diviene utile
allorquando ci si sovviene del per per par in luogo di in
Saggiare a scrivere in francesismi è nulla.
mi sono detto che questo poteva andare
ma non ho preso in conto lo sforzo del caso
Stonato da questa similitudine linguistica
dove l' italiano diviene una lingua troppo sostenuta
e al medesimo tempo pare parlato da una ebete;
Saggiare a scrivere in francesismi riesce poco
credo sia un tentativo giammai concepito fino a questo momento,
un esercizio che Monsignor Q. avrebbe chiamato "di poco stile"
una battaglia entro me e la noia.
Saggiare a scrivere in francesismi imbestialisce,
si termina col ripetere sempre lo stesso travaglio codardo
e tutto può essere che va a mal finire.
Saggiare a scrivere in francesismi è galera,
si comincia a non avere più d' inspirazione,
e si fanno di ossimori come quello che vengo di fare.
Saggiare a scrivere per francesismi diviene utile
allorquando ci si sovviene del per per par in luogo di in
Saggiare a scrivere in francesismi è nulla.
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