Sono passati cinquantacinque giorni da quando sono sceso dall' autobus che mi ha portato qui. Solo dopo ben cinquantacinque giorni decido di pubblicare il primo articolo privo di quei toni faceti, onirici o satirici fin' ora deliberatamente maltrattati dalla mia idea altrettanto malsana di scrittura creativa secondo la quale se una qualsiasi cosa la si fa passare come espressione di una mente artistica allora è lecita. Potrebbe essere la stessa idea collettiva secondo la quale alla stessa base dell' espressione di una creazione letteraria risiede sempre una necessaria dose di intenzionalità di forme e significati.Ora io non credo di essere né una mente artistica né un critico letterario degno di alcuna stima o fama ma credo di essere quantomeno incallito sostenitore del parere che esprimo. E sono altrettanto convinto di essermi imbarcaminato in una considerazione così astrusa per dimostrare una semplice e unica cosa: lo studente Erasmus ha un cervello.
Ebbene sì, ho deciso di mettere questa prima parte introduttiva dell' articolo al servizio di una causa che sembra scontata ma ritengo sia molto importante, specie per chi come me la vive o l' ha vissuta da vicino: la mia teoria è che lo studente Erasmus ha un cervello.
Bisogna però che spieghi una cosa: il voler asserire che lo studente Erasmus sia dotato di un organo pensante non è dovuto al fatto che ne venga contestata la regolare presenza in ogni fase della sua esistenza, ma è dovuta al fatto che ne viene contestato l' utilizzo a pieno regime proprio durante il periodo di permanenza all' Estero.
Lo studente Erasmus è un cliché che forse come poche altre espressioni culturali o sociali mette d' accordo tutti i Paesi europei: lo studente Erasmus è una creatura uscita fuori da un quadro di Picasso che parte all' Estero per vivere come un Baudelaire senza stile (notturno e maledetto), per avere un rapporto con l' altro sesso degno del peggior Casanova o della migliore Lolita, per scambiare opinioni con gli altri europei solo in ciò che concerne la migliore formazione del Real Madrid negli anni 90', l' ideale di donna più appetibile tra nordica e mediterranea, l' ideale di ragazzo più interessante tra stronzo e romantico, le usanze relative al saluto e al congedo nei vari Paesi, e ancora per spendere i soldi dei genitori in poco cibo e tanto alcool, in tanti caffè e pochi libri, per abbracciare gli altri solo dopo averci bevuto tutto la notte, per andare ai corsi ed essere ignorato e voler essere ignorato a causa del suo essere stanco e straniero.
Non mi risulta difficile credere che questo cliché sia anche alla base dei recenti rumors (per usare un termine europeo) riguardanti la proposta in seno ai vertici UE di voler decretare la fine o oserei dire soprattutto la "censura" di questo progetto ormai esportato in tutto il Mondo e che ieri ha compiuto venticinque anni.
Erasmus sinonimo di bella vita, sinonimo di vacanza, di sospensione della ingabbiante routine alla francese, all' italiana, alla tedesca, alla spagnola. Erasmus come vanto per chi torna nel suo Paese, nella sua città, nel suo borgo tra le sue quattro mura e i suoi quattro cani e gatti e dice "Io c' ero e voi non potete capire", e snobba tutto quello che puzza ormai come di locale, di nostrano e compassato.
L' Erasmus non è questo, o perlomeno non è solo questo: gli studenti Erasmus hanno anche un cervello. Bisognerebbe ricordarlo all' amico di famiglia che mette strane idee in testa ai genitori di uno studente che è partito e del quale si pensa sia solo un vagabondo spendaccione senza ideali e voglia di fare, al professore che a lezione ti dice di scrivere "Erasmus" sul foglio delle presenze e quello rimane l' unico momento in cui ti ha rivolto la parola, alla segreteria dove ti parlano per gesti credendoti marziano, al politico dell' UE che ti immagina ubriaco abbracciato a una nordica o a una mediterranea nel mezzo di una discoteca alle 5 di mattina.
Lo studente Erasmus è anche quello che parte con le lacrime agli occhi ma con la sete di conoscenza, con la voglia di allargare gli orizzonti della sua mente non per restringere quelli della sua cultura di origine ma per arricchirla di nuove esperienze socio-culturali, per farsi portatore di un' idea di convivialità e rispetto materiale e morale delle altre culture stesse ma anche della sua cultura di origine, per migliorare quella lingua che canticchiava nella mente o con la quale giocava da bambino; per impararne altre.
Lo studente Erasmus è anche quello a cui interessa sapere perché tra Armenia e Turchia sono in contrasto, perché le minoranze vengono strappate dai libri di Storia, perché in Portogallo la religione è un aspetto fondamentale per ogni individuo, perché la Grecia ha la migliore tradizione di studi psicologici in Europa, perché la stessa Grecia è stata violentata, perché l' Europa ha tante civiltà e molte di esse si accorgono di essere altrettanto simili quando perlomeno dei loro "esponenti" si confrontano condividendo per alcuni mesi gli stessi spazi. Lo studente Erasmus è un esponente di una bandiera e il suo compito è farsi ambasciatore dei valori della sua famiglia, del suo vicino di casa, del suo paesino, della sua città e metterli in comunione con il diverso, con gli ambasciatori di altri Paesi che sono lì per la stessa ragione, oltre che per le loro evidenti ragioni personali legati ai loro studi, alle loro passioni di vita.
Lo studente Erasmus ha un cervello, e questo fa si ché ogni genitore dovrebbe essere fiero di aver permesso al proprio figlio di partire per tre mesi, sei mesi, un anno, nonostante le litigate al telefono, le incertezze iniziali, le spese eccessive o a volte superflue, e anche le notti maledette, perché no...
Lo studente Erasmus è anche chi, come me, trova il tempo di scrivere sul suo Blog, ma è anche chi non scrive su un Blog ma scrive sulla pelle degli altri un pezzo della sua storia, un capitolo agrodolce della storia del suo Paese, e lo scrive con l' inchiostro forte, in modo che non si cancelli.
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